The Leading Guy e Jack Savoretti: atmosfere magiche al Miela di Trieste

La musica che nasce dal testo. E’ questo il fattore comune dei due artisti che abbiamo visto sul palco del Teatro Miela a Trieste il 18 aprile: Jack Savoretti con la sua band The Dirty Romantics e Simone Zampieri nel progetto solista di The Leading Guy che ha aperto il concerto.

The Leading Guy
Simone Zampieri ci ha fatto vedere anni fa di che pasta è fatto, con la sua band Busy Family e l’album Advice For Your Next Failure, accolto calorosamente dalla critica e dal pubblico, per quel folk fresco, giocoso e a tratti oscuro, ma sempre molto coinvolgente. L’ispirazione di Simone, accanto ai Wilco, è senz’altro Bob Dylan, l’abbiamo visto in tanti concerti con un ritratto del suo idolo sulla chitarra. Ed il progetto The Leading Guy parte dal testo, in inglese ma con molta Trieste dentro, nelle storie raccontate e anche nella copertina del disco, un magico scatto di Ugo Borsatti del ’56.

Fin dalle prime note sul palco del Miela, il pubblico ascolta in religioso silenzio il racconto in musica di Simone e si lascia rapire dalla sua chitarra.
Si sente il profumo di un folk rock antico, di Guthrie e forse anche del più recente Ryan Adams tra le note. Un concerto intimo, non sembra quasi che nella sala ci siano tutte quelle persone. E già dopo le prime canzoni parte un applauso spontaneo ed incessante, di un pubblico quasi incredulo, che forse non si aspettava una performance di tale spessore.

Più tardi Jack Savoretti durante il concerto commenta: “Dicono che in Italia non si fa più buona musica ed ascoltano Sanremo…. vengano a sentire The Leading Man a Trieste!

 

Già dal modo in cui Savoretti si presenta sul palco con la band, Pedro Vita Vieira De Souza alla chitarra elettrica, Jesper Lind Mortensen alla batteria, Jean Berthon al basso elettrico e Henry William Bower-Broadbent alle tastiere, si intuisce che sarà un concerto dal “tiro” decisamente rock. Dalle prime note delle canzoni dell’ultimo disco Written in Scars, si delinea un’atmosfera trascinante, etichettare questa musica è difficile ma quando la musica è buona che bisogno c’è?

Jack SavorettiE’ un rock che parte dal testo, come deve essere. Niente di più naturale per Savoretti, da giovane gli piaceva scrivere poesie, si legge nella sua biografia, e fu la madre ad invitarlo a metterle in musica. E si sa, i più bei testi nella storia della musica nascono dal dolore, che lascia inevitabilmente le sue cicatrici, ma ascoltando le canzoni di Jack Savoretti si delinea il ritratto di uno che ne è uscito con i pugni alzati verso il cielo.

Ed il primo strato sulla base poetica di Jack Savoretti è una spiccata attitudine al ritmo, un ritmo incalzante che avvolge tutte le canzoni, capaci di coinvolgere il pubblico al primo ascolto. E la cavalcata rock di Fight ‘Til The End riesce subito a far ballare i suoi fan accalcati sotto il palco.
Sono canzoni spontanee, nate da emozioni vissute. All’uscita del nuovo album, parlando della rockeggiante Tie Me Down, ha commentato: “io non so come nascono le mie canzoni, più che cercare una vera e propria idea cerco di canalizzare quello che mi succede, è come tenere in mano un parafulmine e aspettare che qualcosa lo colpisca, ogni volta mi dico di essere fortunato di essere attraversato da qualcosa, e questa canzone è uno di quei momenti.”
C’è spazio per alcune ballate acustiche, con Jack lasciato solo sul palco a sussurrare al pubblico la loro ‘Changes’ e il pubblico gli risponde all’unisono, cantando con un tono soffuso. E Jack ringrazia, visibilmente emozionato.
Neanche a farlo apposta, riparliamo di Bob Dylan. E’ il momento di ‘Nobody ‘Cept You’, una bellissima cover di una canzone di Bob Dylan quasi sconosciuta. E Jack ci spiega un simpatico aneddoto su come l’ha scoperta, negli studi di registrazione di Jackson Browne a Santa Monica.

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Si passa ad una cover di Battisti, Ancora Tu, canzone che Savoretti dedica all’Italia, che definisce la sua…amante. Poi il ritmo riprende fino alla fine del concerto, con il pubblico che si infiamma. E’ bello vedere il Miela così pieno di gente, ci sono fans di ogni età e molti sono venuti da lontano per il concerto, nei corridoi si sente parlare tedesco, sloveno, croato…

Che dire? Il live ha convinto sicuramente i presenti. Il disco che ci ha presentato è l’album della maturità di un’artista che ha ancora molte cose da dire, che ha preso coscienza delle sue capacità e può intraprendere strade nuove. C’è qualcosa di magico in quella chitarra e il pubblico seguirà sicuramente quella voce graffiante, qualunque sarà il percorso che vorrà scegliere.

 

 

Foto del concerto – autore: Dean Zobec

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