[ESCLUSIVA TRIESTE IS ROCK] Intervista a Willie Nile

Sembra che tu abbia già molti fan in Italia.

Beh, sono stato sorpreso dall’accoglienza del pubblico italiano: fin da subito, quando sono arrivato all’aeroporto di Roma dei ragazzi mi hanno riconosciuto, si sono avvicinati e mi hanno detto “Ti abbiamo visto in settembre mentre suonavi con Springsteen al “Giant Stadium”. Credo ci sia una relazione speciale con l’Italia e mi fa molto piacere; il pubblico che ci segue è composto da giovani e meno giovani. Penso sia dovuto al fatto che capiscono che quando suoniamo siamo sinceri, siamo veri: è rock ‘n’ roll, ed è divertente. Se poi ha dietro ha anche un significato, tanto meglio.

Preferisci suonare nei club o negli stadi? 

Suonare per 16 mila persone è forte, ma mi sento a mio agio anche se sono 2 mila o 200. Allo “Giant Stadium” erano in 60 – 65 mila ed è stato molto divertente. Poi il pubblico di Bruce è grande e suonare con la E-Street Band è così naturale: sono degli amici e sono molto bravi.

Lucinda Williams ha avuto delle parole splendide per “On the road to Calvary”, il brano che hai dedicato a Jeff Buckley.

E’ una canzone che ho scritto in cucina, nella mia casa di New York: avevo una chitarra e la musica è venuta a me. E d’improvviso le parole, dal nulla: anzi, prima gli accordi, poi la melodia e le parole insieme. E’ una canzone sul viaggio, il mio, il tuo. Jeff era morto da due mesi ed era un amico: volevo scrivere un pezzo dedicato a lui.

Una volta ero su un palcoscenico a Nashville con Lucinda e volevo cantare quella canzone: lei era vicino a me, mi guardava e alla fine mi ha detto: “E la canzone più bella che ho mai sentito”. Tra i pezzi che ho scritto è quello che preferisco.

In questo periodo stai lavorando contemporaneamente a diverse iniziative.

Si. Sta per uscire “The vagabond moon”, un libro con tutti i testi dei miei pezzi, sia in italiano che in inglese ed è un’esclusiva per l’Italia. Poi c’è anche il nuovo disco, “The innocent ones”: il titolo si riferisce alle vittime innocenti di tutto il mondo. Inoltre sta per uscire la riedizione di un cd con concerto registrato nel 1980, originariamente pubblicato nel ‘97. Venne inciso il giorno in cui terminava il mio primo tour con gli Who: una folla immensa in Central Park. La ricordo come una serata stupenda.

Tutte queste iniziative richiedono una grande energia: come fai a fare tutto? Tra l’altro dovresti ritornare in Italia tra qualche mese.

In effetti dovremmo tornare quest’estate per qualche festival. Non so da dove mi venga tutta questa energia, non so spiegarti da dove vengano l’ispirazione o le idee, ma posso dirti che mi piace quello che faccio; con gli anni ho imparato ad ascoltare l’ispirazione. Io sono uno che si appassiona, per me la cosa deve avere un senso e credo che il pubblico italiano se ne accorga. Penso che lo veda e si renda conto che ‘sto tizio’ non è lì tanto per fare ma che fa sul serio: io faccio sul serio. Credo sia un dono. Quindi non metto una canzone in un disco se non mi piace, se non ci credo fino in fondo: deve avere un senso.

(articolo ed intervista a cura di Franco Stogaus e Ruggero Prazio)

18 LUGLIO: Larkin Poe

Immerse nella tradizione musicale del sud degli Stati Uniti, dai loro album traspare la padronanza nell’orchestrare, armonizzare e dare nuova vita all’eredità musicale della loro educazione, le Larkin Poe danno una rappresentazione potente e moderna di come dovrebbero suonare le radici del rock.

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