Intervista a Gus G.

gus-g-660-80Domenica 22 marzo arriva a Trieste un altro asso delle sei corde: GUS G. In questi anni Trieste is rock ha promosso i concerti di moltissimi chitarristi di fama e domenica sera al Naima Club (ex Macaki) di Viale XX Settembre 39a  sarà il turno di Gus G, attuale chitarrista di Ozzy Osbourne.
Trieste is rock lo ha raggiunto telefonicamente e ha risposto ad alcune nostre domande per la gioia dei suoi numerosi fan triestini.

Ciao Gus e complimenti per la tua straordinaria carriera. Conoscevi l’associazione Trieste is rock, te ne avevano parlato alcuni tuoi colleghi musicisti che hanno già suonato a Trieste?

“Non ho mai suonato dalle vostre parti, alcuni dei miei conoscenti però me ne hanno già parlato bene. Non solo gli amici che hanno avuto modo di visitare la vostra città, ma anche Paul Gilbert e Richie Kotzen, che si son già esibiti da voi. C’è un gruppetto di nostri fan triestini che è venuto fino a Salonicco a veder suonare i Firewind, anni fa, e so che uno di loro (Maxxx, aka Masimo Barzelatto) fa parte dell’organizzazione. Grazie ad Andrea Martongelli (il chitarrista degli Arthemis) che avevo conosciuto in tour con gli Angra e altri suoi amici abbiamo messo su questo tour italiano. Non vedo l’ora che sia domenica…”.

Che rapporto hai con il pubblico italiano?

“Mah, l’Italia, un po’ come la Grecia, sta vivendo una crisi economica tale che si ripercuote anche purtroppo sulla cultura, la musica, il mercato discografico. Per cui, tralasciando le volte che sono stato da voi per dei “guitar clinic” in negozi o “case della musica”, mi è capitato di suonare in posti sperduti, dimenticati da Dio, in mezzo al nulla, difficili da raggiungere anche per i fans stessi. Sono contento perché mi hanno detto che a Trieste suonerò in pieno centro e non in mezzo alle campagne…”.

Com’è la scena rock greca?

“Sono in tour da quasi due anni per cui non posso esser tanto aggiornato sulla nostra scena. Ho vissuto per anni negli States (ha studiato al Berklee College of Music di Boston) in Svezia (quando militavo con i Dream Evil), ma non appena posso torno a rilassarmi qui in Grecia, dove ho la residenza, la mia famiglia, gli amici”.

Come definiresti il tuo stile chitarristico?

“Non mi piacciono tutte quelle etichette, categorie e sottocategorie. Va bene se ti dico che sono “semplicemente” un chitarrista heavy e rock?”.

Quante ore al giorno dedichi ad “allenarti” con il tuo strumento?

“Dipende se sono in tour, in studio di registrazione o semplicemente a casa mia (come in questo momento). Come minimo una media di due ore al giorno. Se mi devo esibire lo faccio con più intensità, un buon riscaldamento è essenziale prima di un concerto e lo è ancor di più tutta una serie di esercizi di stretching non solo per gli arti superiori, le mani e le dita”.

Quali sono le band della storia che hanno avuto per te maggiore influenza e importanza nella tua formazione musicale?

“Sono nato nell’epoca migliore, ascoltando tutti i classici di quel tempo che son poi divenuti pietre miliari a livello mondiale: Scorpions, Judas Priest, Black Sabbath… Ho iniziato a suonare grazie a mostri sacri quali Yngwie Malmsteen, Michael Schenker, Tony Iommi, solo per citarne alcuni”.

E oggi, chi ascolti, cosa c’è di interessante in giro?

“Onestamemte ho poco tempo per ascoltare altro e, quando mi capita, lo faccio distrattamente e con poco impegno. Il discorso cambia quando sono in tour: mi piace riuscire a curiosare le band che si esibiscono con noi, ma ovviamente, solo se ne ho il tempo”.

Sei stato chiamato a far parte del progetto Metal All Stars: ci sono novità sulla partenza del progetto? Cosa prevede?

“Ah, per favore, non parlarmene. E’ stato un fiasco globale. Avevo aderito a questo progetto con tanto entusiasmo, ma il promoter americano ha cancellato tutto due giorni prima dell’inizio. Il problema non è solo che questo ha causato grossi problemi ai vari artisti reclutati, che prevedendo di essere coinvolti in questo tour itinerante per alcuni mesi avevano cancellato qualsiasi altro impegno, ma anche per i fans che avevano comprato già tagliandi VIP, biglietti aerei e prenotato sistemazioni varie. Da quel che ho sentito, non sarebbero stati nemmeno risarciti. Son cose che fanno veramente male al nostro movimento”.

Come hai conosciuto Ozzy, com’è nata la collaborazione con lui, com’è di persona e che rapporto hai con lui?

“Tutto è partito quasi sei anni fa da un semplice email con il quale il Manager di Ozzy mi chiedeva se ero interessato a fare un audizione. A quanto sembra i miei provini sono piaciuti, poi mi hanno reclutato per un concerto di prova, a cui ha fatto seguito un secondo, un terzo e così via…

Sono entrato in pianta stabile nella sua band, ho iniziato a comporre musica con lui. Ozzy è un mito, un grande. D’accordo, alle volte dimentica delle cose e si comporta in maniera buffa, ma la sua memoria a lungo termine funziona alle grande: si ricorda nel dettaglio di un migliaio di cose del suo glorioso passato. Toglietevi dalla mente che lui sia o si possa comportare da rockstar. E’ un personaggio alla mano, semplice, divertente, non arriva ai concerti in limousine o in elicottero, tutt’altro. Poco prima di entrare On Stage ci vuole tutti assieme a lui per fare un brindisi “porta fortuna”!”.

L’immagine di Ozzy, che era già un’icona assoluta del rock, è stata ulteriormente rilanciata da un famoso reality tv. Che ne pensi dei talent show? Credi che possano avere una positiva ricaduta sulla musica o no?

“Onestamente non ho tempo e non seguo questi programmi TV. Ma ovviamente ne ho sentito parlare. Da una parte possono essere utili per far emergere dei talenti sconosciuti che non potrebbero mai e poi mai farsi conoscere in qualsiasi altra maniera. Ma secondo me il tutto è molto triste. In definitiva sono solamente dei contenitori “vuoti” è tutto finto. D’accordo, questi personaggi possono godere del loro momento di celebrità, ma per quanto? Per un giorno, una settimana, un mese? Poi semmai incidono una canzone, o addirittura un album e poi?? Cadono nel dimenticatoio nell’indifferenza assoluta. E, credimi, questo può far veramente molto male. Alle volte mi paragono a loro. Io sono nato in un piccolo rione di Salonicco, ci trovavamo in un minuscolo garage di un mio amico, abbiamo provato e riprovato per anni, affinato i nostri suoni, la nostra intesa.

Volevo diventare il più grande e talentuoso chitarrista del mio rione, ci ho messo tutto il mio tempo libero e il mio impegno. Poi ho cambiato paese, ho studiato negli States, mi son trasferito in Svezia. Ho girato il mondo, grazie ad Ozzy ho suonato veramente in ogni posto del pianeta. Ma è stata un’evoluzione, un premio, dopo anni e anni di sacrifici, di impegno e di abnegazione.

Allo stesso tempo mi sto preparando mentalmente a quando tutto questo sarà finito. E rifletto a cosa mi succederà. Tornerò a suonare in piccoli posti, la gente si dimenticherà di me? Sarò pronto. Credo che soffrirò meno di queste persone gettate allo sbaraglio. Dev’essere parecchio doloroso cadere, sfracellarsi così dall’alto in così poco tempo…”.

In che direzione sta andando in questi anni la musica rock? Che influenze sta prendendo?

“Fortunatamente il Rock è ancora vivo. Anche se stiamo vivendo il momento più difficile di sempre. La crisi economica ha investito chiaramente tutti noi, ed anche il mercato musicale. La gente non può più permettersi di andare a vedere tutti i concerti o di comprare tutti i dischi che vorrebbe. Ma non dobbiamo confondere il “movimento” con il mercato, il business. Quelli che ascoltano la nostra musica non mollano tanto facilmente, ci seguono fedelmente, acquistano i dischi, soprattutto in Scandinavia ed in Germania. La nostra musica è fatta di passione, amore. Abbiamo un senso di appartenenza, una fratellanza che ci lega, che va ben oltre al colore della pelle, alle differenze culturali o di lingua. Un fan dei Metallica è lo stesso in un’isoletta dell’Oceano Indiano o in Alaska. I nostri valori vanno ben oltre a qualsiasi problema di carattere economico”.

Cos’è per te il rock?

“Il Rock, il Metal, è tutto, è la mia vita. Sono tornato da quasi due anni di tour con Ozzy. Ho suonato quasi ogni sera davanti a platee di 25-30mila persone, molte di più di quando mi esibivo con i Dream Evil e con i Firewind. Son tornato a casa, ho inciso il mio disco da solista e ho deciso di rimettermi in viaggio per promuovere il mio lavoro, conoscere nuovi posti, nuova gente. Chiaro, poter godere degli spazi di uno stage e degli impianti che il tour di Ozzy mi può offrire è un’altra cosa, ma, credimi, io darò tutto me stesso ad ogni serata, scenderò a stringere le mani dei fans alla fine di ogni concerto. Non ha importanza se suonerò davanti a poche centinaia o decine di persone”.

Cosa suonerai a Trieste? Parlaci del tuo progetto con Henning Basse.

“In Svezia, solo per una clausola voluta dal promoter locale, il cantante che mi accompagnerà sarà Jeff Scott Soto. Per il resto del tour europeo il vocalist sarà Henning. Lo conosco da sempre. E’ stato anche il cantante dei Firewind, in tour con noi, in sostituzione di Apollo. La scaletta non varierà di tanto a ogni serata. Oltre a promuovere il mio disco solista, eseguiremo qualche pezzo dei Dream Evil, dei Firewind, di Ozzy, dei Black Sabbath… il divertimento sarà assicurato!”.

Grazie Gus, ci vediamo a Trieste!

“Grazie a voi”.

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