06 DICEMBRE: LIGHT OF DAY BENEFIT

SABATO 6 DICEMBRE ore 20,30

Teatro Verdi, Muggia (TS)

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Light of Day Benefit Tour

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evento su facebook: https://www.facebook.com/events/1497962410463873/
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Per il quinto anno consecutivo e per noi motivo di onore ritorna in città:

LIGHT OF DAY BENEFIT TOUR

Il sound della East Coast americana a favore della ricerca sul Parkinson, SLA e Sclerosi Multipla.

Giunge alla quindicesima edizione questa iniziativa che riunisce splendidi musicisti per la raccolta fondi per la lotta contro una terribile malattia: il Morbo di Parkinson.
Nata ad Asbury Park nel New Jersey, con il nome preso in prestito da una sferzante canzone di Bruce Springsteen, questa manifestazione ogni anno vede impegnati i migliori artisti della scena rock USA in un tour benefico che da qualche anno arriva anche in Europa.
Grazie all’iniziativa dell’Associazione Culturale Musicale “Trieste is Rock” quest’anno, sabato 6 dicembre la carovana guidata da Joe D’Urso ritorna per la quinta volta a Trieste, al Teatro Verdi di Muggia sull’onda dello strepitoso successo degli anni scorsi. Con lui sul palco Guy Davis, James Maddock, e Anthony D’Amato per una serata acustica dove rock e solidarietà si fonderanno in un evento memorabile.

☆☆☆ Joe D’Urso ☆☆☆
musicista del New Jersey, di orgogliose radici italiane, ritorna entusiasta a Trieste, per un concerto tutto sudore e passione; musica che non poco deve ai Wallflowers ed ai Counting Crows ma con la travolgente energia che lo contraddistingue.

☆☆☆ Guy Davis ☆☆☆
cresciuto nella zona di New York, musicista, compositore , attore, regista e scrittore; ma, soprattutto, un bluesman. Il blues permea ogni angolo della sua creatività e la sua voce dura e senza tempo vi colpirà come un Dust Devil del Mississippi.

☆☆☆ James Maddock ☆☆☆
una carriera che è un piccolo romanzo; 4 album in 14 anni di carriera. Il passo è quello dei grandi nomi, da Springsteen ai cantanti anche della West Coast, con la ruggine americana che non dorme mai a dare corpo alle sue canzoni.

☆☆☆ Anthony D’Amato ☆☆☆
un nuovo nome della scena East Coast, giovane promessa di grande talento che mescola emozionanti ballate folk con fulminanti riff di r’n’r . Sarà la sorpresa di questa edizione!

Con loro, in apertura:

❚ Rob Dye: musicista del New Jersey, che mescola rock, country, R&B, gospel mantenendo sempre la vera essenza di ogni genere.

❚ Caris Arkin: è un musicista e percussionista poliedrico, cantautore e vocalista di talento. Voce solista estremamente versatile, ritmica flessible, sensibile all’energia e all’atmosfera del momento.

❚ Ressel Brothers: il nuovissimo power trio triestino dalla forte connotazione blues, con ampi spazi dedicati alle jam, ballad in puro stile “americana” grazie alla perfetta fusione tra la solidità e l’esperienza di Frank Get e di Sandro Bencich con lo straordinario talento del giovanissimo chitarrista Joe Thomas.

L’intero incasso verrà devoluto in beneficenza, parte alla “Light Of Day Foundation” USA e parte alla LIMPE (Lega Italiana per la lotto contro la malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze.

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TICKET

http://www.triesteisrock.it/archives/3180

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STORIA LIGHT OF DAY
“Suono una sera per me e una sera per l’altro ragazzo”. C’era una volta Harry Chapin, autore di canzoni, newyorkese bravissimo a dare di block notes e chitarra, ma bravo forse ancora di più a ritenere che guadagnare una sera su due gli potesse bastare. Suonava una sera per lui e una per chi ne aveva più bisogno: “one night for me, one night for the other guy”, appunto. E lo raccontava orgoglioso, ed anche un po’ logorroico, a chi lo incontrava per caso. Per caso, una sera fu Bruce Springsteen a ritrovarselo sotto la finestra del suo hotel. Erano gli anni Settanta, quando poteva capitare che Chapin e Springsteen dividessero lo stesso motel fuori città, e poi giù a raccontarsi come era andata, ognuno in un club diverso, ognuno con la propria band. Poi Springsteen all’inizio degli anni Ottanta ha scritto e pubblicato “The River” prima di diventare una superstar planetaria, mentre a Chapin è toccato un incidente d’auto sulla Long Island Expressway a pochi chilometri dal prossimo club in cui cantare per “l’altro ragazzo”. Avrebbe devoluto l’incasso in beneficenza quella sera, invece ha trovato la morte. A 27 anni da allora, c’è ancora chi canta “one night for me, one for the other guy”.
L’altro ragazzo si chiama Bob Benjamin e a molti il nome dirà sicuramente poco. E’ una manager di periferia, precisamente del New Jersey del nord, uno che campa gestendo gli interessi e le serate di piccoli rock’n’roller ma che lo fa con la passione di chi finisce col dare alla musica tutto sé stesso, anche le ultime forze. Sta lottando da anni con il morbo di Parkinson ma non molla i club, le chitarre, l’agenda degli appuntamenti. Per lui hanno messo insieme nove edizioni di un evento di beneficenza, il “Light Of Day”, che è attraversato dal sogno che Bob possa farcela. E’ capitato così che sul palco dello Stone Pony di Asbury Park incrociassero le chitarre Bruce Springsteen e l’attore Michael J.Fox, o che Southside Johnny, Garland Jeffreys e altri cantassero le loro canzoni appassionate in cambio di nulla, perché la “cassa” serviva a dare forza alla ricerca sul male terribile che aveva colpito il loro amico.

Alcuni dei protagonisti di quelle notti seguono le orme di Harry Chapin e senza mai mancare l’appuntamento americano del “Light of Day” (“luce del giorno”, dalla canzone che Springsteen scrisse per l’omonimo film dell’amico Paul Schrader), sono anche ospiti fissi di una piccola versione europea di quei concerti.

 

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