Intervista a Willie Nile

WillieNile_IMG_2467_4C_300_CA (1)Willie: Come va? Come state tutti quanti?

Va abbastanza bene, lottiamo ma le cose vanno avanti. E con te? Come va il nuovo disco?

Ah, me lo porto in Italia: ho un cd nuovo. Si chiama “If I was a river” e sono proprio contento. E un disco di pianoforte e voce, senza il gruppo, ma è venuto molto bene: é un album in studio e mi porterò delle copie alla fine del mese; me le porterò dietro in Italia.

Deve essere ancora pubblicato in America o è già uscito?

No, non è ancora uscito, sarà pubblicato in novembre, durante il tour. La data sarà ... non abbiamo ancora una data sicura, forse l’11 novembre.

Beh, allora pubblicalo il 12 che è il mio compleanno.

Davvero? Bel colpo, buon compleanno!

Ovviamente avrò diverse domande su questo cd; cominciamo con il titolo. Ha a che fare con Walt Whitman?

Il titolo dell’album deriva da uno dei pezzi, che si intitola “If I was a river”.

Di cosa parla?

E’ un pezzo che ho scritto con Frankie Lee ed è . . . come posso descriverlo? E’ un pezzo che ho scritto, ecco, ha uno spessore, parla dell’amore e della vita.

Pensavo a Whitman perchè Whitman ha scritto qualcosa sui fiumi d’America, no?

Si, ma non sono un appassionato di Whitman, anche se “Leaves of grass” è un capolavoro. Questo pezzo, mah, non so da dove mi arriva, è davvero speciale. L’album è basato sul pianoforte: dunque, ci sono chitarre acustiche ed elettriche e l’organo. E’ una strumentazione minimale: c’è un mandolino, c’è un po’ di violino, la viola; delle cose differenti. Ma molto intimo.
E il pianoforte con cui l’ho registrato è lo stesso che ho suonato 34 anni fa, la notte in cui Lennon è stato ucciso. Ero ai Record Plant quella notte, suonavo e registravo e anche lui era negli studi Record Plant quella notte: io nello studio A e lui con Yoko nello studio C. E avevo ben presente che stavo suonando il piano che aveva usato lui e che lui era nell’altra stanza. Per me è un ricordo molto forte perchè, ovviamente, è stato un evento così tragico: sento ancora gli effetti di John ed proprio una coincidenza che l’album appaia 34 anni più tardi. Il piano era negli studi Record Plant quando hanno traslocato a Newark, nel New Jersey, dall’altra parte del fiume e il proprietario ha spostato il piano e tutta la roba; quando è arrivato l’uragano Sandy due anni fa ha danneggiato gran parte di quello che avevano ma il piano era sul palcoscenico, più in alto, mentre l’acqua si è fermata più giù e allora il piano si è salvato. Così ho registrato questi pezzi sullo stesso strumento; per me è stato qualcosa di profondo e coinvolgente registrare i pezzi che amo su quel pianoforte speciale tanti anni dopo: una coincidenza strana.

Suonerai il cd nuovo a Trieste?

No: suonerò qualcosa di nuovo e qualcosa di conosciuto. Cioè, ho il gruppo al completo. Johnny Pisano, Jorge Otero e Danny Montgomery alla batteria. No, sarà un concerto di rock ‘n’ roll. Farò qualcosa dal nuovo cd al piano, ma giusto un paio di pezzi, non di più. Poi suonerò, ecco, pezzi che la gente conosce, una cover o due e suonerò, direi, “House of the thousand guitars”, “One guitar”, alcune meno conosciute. Allora, suonerò . . . sarà forte. Uno spettacolo di rock in piena.

Non dimenticare “Cell phones ringing in the pockets of the dead”: è una di quelle che preferisco.

Grazie. Andrà bene: non vedo l’ora.

E noi nemmeno. Perchè, dai, sono passati due anni da quando sei venuto qui l’ultima volta: era il Light of Day nel dicembre 2012, quindi di tempo ne è passato. Beh, ci sei mancato.

Grazie. Anche voi, tutti e Trieste. Trieste ha un posto speciale nel mio cuore: amo la città. E’ splendido sapere che ci sono delle persone che amano il rock ‘n’ roll, gente che ama la vera musica, musica autentica. Per cui certe volte chiedo alla gente se è stata a Trieste e la gran parte dice di no: “Oh, è stupenda, se avete la possibilità andateci.” Mi mancate anche voi, non vedo l’ora di tornare. Ho suonato al Light of Day, ma era parecchio tempo fa e nel frattempo ho lavorato con il gruppo, quindi adesso sono contento di tornare: tornare per uno spettacolo proprio di rock ‘n’ roll e, insomma, ho uncd nuovo con me e ne suonerò qualche pezzo, però, ecco, non sono lì solo per suonare il nuovo cd: sarà in vendita e ne sono molto molto contento . . . credo che vi piacerà.

Puoi giurarci. Grazie per il saluti; li passerò avanti e saranno contenti: ti stanno aspettando.

Grazie. Di’ a tutti che non vedo l’ora.

Torniamo al tuo album precedente, “American ride”: lo abbiamo ascoltato e ci è piaciuto, ma volevo chiederti qualcosa di più specifico, sul risultato finanziario. Come è andato?

“American ride”? Benissimo. Voglio dire, “American ride”, insomma, ha vinto il titolo di miglior disco rock dell’anno. Un voto unanime, ha ricevuto molti premi: è stato nella lista dei top-ten, ha fatto un bel po’ di soldi, viene ancora passato in radio e sono davvero contentissimo della risposta.

Fa piacere saperlo, perchè la gente ti segue per il personaggio e perchè percepisce la persona dietro alla musica, però è importante sapere che i risultati ti premiano.

E’ proprio così. Penso che “American ride” sia per certi versi l’album che mi ha dato più soddisfazioni: ha fatto molto rumore, mah . . . in febbraio ero in un locale a Manhattan, il City Winery: suonava Mark Cohn e Jackson Browne era lì e quando sono andato nei camerini a salutare dopo lo spettacolo, Jackson era lì e l’ho salutato. Lui mi ha detto: ”Ti ho sentito su una radio seria: ‘sta roba è forte!” Allora siamo diventati amici, ecco. Cioè, l’album ha attirato un sacco di attenzione qui in America e Jackson Browne è uno proprio simpatico, molto tranquillo. Sono onorato della sua amicizia. Dicevo, il disco ha fatto una sacco di rumore. E i risultati sono davvero buoni.

Insomma c’è un po’ di giustizia in questo mondo.

Beh, voglio dire, non sono diventato ricco, ma è andato bene: c’è della giustizia. Ti dirò, sto facendo uscire questo album in novembre, ma sto lavorando, lavoro anche ad un altro cd per il prossimo anno, sono a buon punto. E’ davvero un buon periodo per scrivere, pezzi che mi piacciono molto: sono sempre su di giri. Quando li ascolti capirai.

Puoi star sicuro. C’è un‘altra cosa che volevo chiederti, molto differente: in un’intervista hai parlato del rock come “fonte di gioia e di salvezza”. Tempo fa ho intervistato Jesse Malin e mi ha detto: ”il rock ‘n’ roll può essere usato come uno strumento, un potere, una passione, come una forma d’arte per sopravvivere, per crescere, per la rivoluzione”. Come ti sembra?

Sono assolutamente d’accordo: ha proprio ragione. E’ proprio così; per chi la ama, la musica, tutta la musica, è una crescita, è . . . offre davvero redenzione e salvezza. E’ uno strumento, ovvero credo sia uno strumento, ma sicuramente è una guida che certe volte può indicarti la strada, può aiutare a fare una rivoluzione, può avvicinare la gente, può sanare un cuore spezzato, ecco, io credo che abbia proprio ragione. Penso che sia una forza enorme e che nel futuro possano arrivare altri risultati.

Già. Pensa che siamo in parti differenti del mondo, ma siamo uniti dalla musica e dall’amicizia: non è una cosa da poco.

E’ così. E’ proprio un linguaggio internazionale. Amo la musica per questo, perchè il rock ‘n’ roll parla a tutti quanti, indipendentemente dalla loro lingua. Ha un senso, capisci? Anche se parli, che so, italiano, russo, spagnolo, cinese: in fondo, è una delle ragioni per cui è venuto giù il muro di Berlino. Ecco, credo sia una grande forza che migliori le cose.

E non c’è modo di contenerla. sono d’accordo. Beh, grazie per l’intervista e siamo contento che ritorni. Ti dirò, abbiamo degli ottimi rapporti con tutti i musicisti, ma tu occupi un posto particolare nei nostri cuori perchè sei stato il primo concerto che abbiamo organizzato ed è stato un grande successo, per noi sei stato un grande inizio.

Ricordo bene quel concerto: voglio dire, non dimenticherò mai quella notte, che notte! In quel teatro e, beh, anche per me è stata una cosa speciale. Davvero; so che c’è qualcosa di unico tra di noi e credo che sia dovuto al nostro amore per la musica. So che nei cuori di Trieste c’è un posto per me (I feel there’s a home for me in the hearts of Trieste.)

E’ così.

Insomma, è vero. E ne sono molto contento. Questa volta vengo a suonare ma spero ci sia una volta in cui possa visitare la città e passare qualche giorno a scoprirla.

Sai, sarebbe una bella cosa: questo pomeriggio ero sull’altipiano con degli amici. Potevi veder il sole e tutta la costa, e bere vino e mangiare cibi a base di maiale, molto gustosi e sarebbe bello se tu venissi qui. Ti potremmo portare in giro: per noi sarebbe una bella cosa.

Eh, non vedo l’ora, spero si possa avverare, cioè, al momento sono ancora in difficoltà, lavoro duro, mi concentro per scrivere e per registrare e, insomma, per guadagnare. Tutto questo mi rende molto occupato, ma sono contento quando posso produrre della musica come non ho mai fatto. Vedi, quando sono andato a masterizzare il disco . . . cioè, quando registri il disco fai il mixaggio, e dopo il mixaggio c’è la masterizzazione. Ti trovi un tecnico per il mixaggio e per quest’album ho preso Greg Calbi: Greg Calbi è uno dei due tecnici del missaggio più famosi del mondo e lo è da 40 anni. Siamo amici dagli anni ‘80; ha masterizzato il mio primo disco e quando ha sentito questo cd non poteva crederci, mi ha detto: ”Oh, è incredibile!”. Credo che questo disco ti piacerà: penso sia davvero speciale, penso che sia “profondo” (in italiano) e bello e commovente. Credo che . . . allora, ho trovato uno che ha scritto la biografia e un pezzo promozionale per l’album. Se l’è ascoltato per tutto un fine-settimana, è uno conosciuto e mi ha detto: “E’ il disco che preferisco”. Penso sia il disco che preferisco e che ti piacerà, per cui è divertente fare musica e mi diverto sempre di più. Buon compleanno. Non vedo l’ora.

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intervista realizzata da Ruggero Prazio per Trieste is Rock
Trieste – New York
mercoledì 22 ottobre 2014

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