Intervista Mike Sponza

Sei un autodidatta oppure hai seguito un corso di studi accademico?

Ho fatto il “bravo ragazzo” fino ai 18 anni, con lezioni di musica, workshop.. e tutto ciò che c’era di disponibile negli anni ’80…

Nomi di riferimento: tra i musicisti forse meno noti nell’ambito blues ma più interessanti, in passato tu hai citato anche Coltrane.

Sì, ascolto abbastanza John Coltrane (per essere un musicista blues…), sia le cose più bluesy che quelle più free. Mi è sempre interessato il suo sound e l’interplay che ha sempre scatenato con i suoi musicisti.

Come hai conosciuto Buttinar e Tolot?

Mauro Tolot l’ho conosciuto nel 1996, facevamo parte della band del grande Guido Toffoletti… e da allora siamo sempre stati vicini, anche duranti i suoi trascorsi rock-punk-metal… e poi abbiamo la passione comune per gli strumenti vintage e le motociclette americane. Moreno Buttinar invece lo conobbi nel 2003 se non vado errato, quando lo chiamai per una sostituzione del batterista con cui suonavo. Ed è rimasto con me da allora….

Perchè fare proprio blues oggi? Tu dici che è un linguaggio rinnovabile: in che termini?

Certo che è un linguaggio rinnovabile, sia in termini di soluzioni musicali, che  -soprattutto – in termini autorali. E’ un linguaggio armonico e melodico con un proprio vocabolario da rispettare, ma che offre un’estrema libertà. Ed inoltre vedo sempre più giovani ai miei concerti… è solo una questione di energia trasmessa… ci sono gruppi rock modernissimi che non hanno neanche un decimo dell’energia di qualche vecchio bluesman… non so.. metti vicino i Coldplay a BB King e ti fai un’idea di cosa dico…

Come avete conosciuto Margolin?

Ahhh… a parte aver consumato i dischi di lui con Muddy Waters ed aver aperto un suo concerto nel 1997… un giorno ho deciso di mandargli un messaggio “out of the blue” (senza preavviso) su Facebook… che come vedete non serve solo per agganciare pollastrelle online… da lì è partito tutto.

State suonando in tour?

Il tour europeo di aprile 2012 è il terzo che facciamo insieme… e altri due sono già in cantiere.

I prossimi programmi: avete in mente anche un disco registrato negli Stati Uniti?

Abbiamo i mente di suonare il più possibile e di promuovere il disco che sta già andando molto bene, con recensioni eccelse in tutto il mondo. La mia idea è di registrare a Londra il prossimo album con Bob, insieme a musicisti inglesi con cui collaboro già e con cui sono in contatto… Georgie Fame, Ian Siegal, Dana Gillespie e Paul Jones.

Qual è l’importanza – o meglio la non-importanza – dell’aspetto tecnico nel blues?
Mi spiego: non è una musica, come in jazz-rock, in cui l’aspetto tecnico sia preponderante. Forse è per questo che è così difficile suonare blues? Perchè richiede di mettersi in gioco come persona?

Ti sei già dato la risposta giusta… arriva un momento in cui saper mettere le mani sullo strumento non è più rilevante… e bisogna iniziare a scavare dentro sè stessi. Non è una cosa da poco… sì, è mettersi in gioco, fare i conti con aspetti interiori che non sempre possono essere piacevoli, i “crossroads” che abbiamo dentro…  Il più profondo e toccante artista con cui io abbia mai suonato è stato Louisiana Red, recentemente scomparso… uno per cui concetti come “tempo”, “intonazione”, “cambi di accordi” erano assolutamente relativi rispetto all’emozione.

intervista realizzata da Ruggero Prazio per Trieste is Rock

Share:
  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • del.icio.us
  • MySpace
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • Print
  • email
  • RSS

About Raph