LIGHT OF DAY BENEFIT TOUR, 06 DICEMBRE 2011, Teatro Verdi Muggia

Eppure la ricetta sembra abbastanza semplice: è meglio suonare con degli amici che non con un gruppo di gente raccolta per strada. E’ meglio suonare per una buona causa che per comprarsi un panfilo.
Cantare per aiutare il prossimo ha una valenza che altrimenti non si può raggiungere: scrivere un libro per tirar su i soldi destinati a comprarsi un’abbazia in Umbria può corrispondere alle necessità di colui che ha bisogno dei soldi, ma non del pubblico che legge.
Sembra un’idea ovvia, quasi banale: se ne sono accorti i quasi trecento che sono intervenuti alla serata organizzata da Trieste is Rock, che insieme alla Lega Italiana per la ricerca sulla malattia di Parkinson (LIMPE) e la Light of Day Foundation, per il secondo anno consecutivo ha radunati nove musicisti internazionali e ha portato al teatro Verdi di Muggia questa manifestazione il cui ricavato viene devoluto in beneficenza.
Nelle premesse non era facile pensare di raggiungere un successo più clamoroso di quello ottenuto nel dicembre 2010, ma le aspettative non sono andate deluse, perchè il concerto di martedì 6 dicembre è stato uno dei più belli visti negli ultimi anni. Cominciando da Dorina, la “nostra” Dorina, anche al pianoforte, che insieme ad Andrea Vittori alle chitarre e con l’aggiunta di una batteria, ha rivisitato come è solita fare dei pezzi apparentemente distanti, grazie alla capacità di distribuire intensità ed emozioni. Non solo Allman Brothers e Ben Harper, ma anche i REM, che ci ricordano, come nel “Mercante di Venezia”, che tutti soffrono. Non poteva mancare Springsteen in una manifestazione che lo ve dere intervenire alla serata finale, quella nel New Jersey. Del Boss uno dei pezzi più ispirati, “Blood brothers”, in cui ci dice che “quello che una volta era o bianco o nero, col tempo diventa di un grigio modulato”.
A seguire un onesto Rob Dye, coadiuvato dall’entusiasmo di Riccardo Maffoni e Israel Gripka.
Finalmente il momento corale: i cinque musicisti tutti sul palco per una serata solo acustica. Quattro pezzi ciascuno. Riccardo Maffoni, classe 1977, che non sfigura a confronto con questi musicisti
internazionali, cantando in italiano ma anche in inglese. Emozionato, giovane ma deciso. Joe D’Urso, decisamente al di sopra del suo standard, potente e coinvolgente, forse il pezzo migliore è “The other side of midnight”. Willie Nile lo mettiamo come terzo perchè questa era la sua disposizione sul palco, ma la sua è una figura che meriterebbe d’essere raccontata tutta in maiuscolo. Perchè l’altezza di una persona non si misura con l’altezza e Nile è uno che sopravanza tutti noi per onesta, umiltà e la quantità abnorme di energia che ci riversa addosso; non abbiamo ancora capito dove la tiene. Probabilmente se non ci fosse stato lui, la serata non avrebbe raggiunto questi vertici, che hanno trasformato Muggia in una casa di quelle cinque chitarre che avevamo davanti e che non ci hanno

fatto rimpiangere la “House of thousand guitars”. E sopra agli altri il pezzo dedicato all’attentato di Madrid nel 2004: i cellulari che suonano ma non c‘è più qualcuno che possa rispondere.
Un James Maddock così non ce lo aspettavamo: poco conosciuto, ma incisivo e puntuale, anche nel seguire le linee melodiche degli altri, ha sorpreso piacevolmente.Per ultimo, Israel Gripka: ha stentato a decollare, ma si è ripreso con due pezzi da “Barn doors”, un cd che ci è piaciuto molto. Dotato di una voce abbastanza potente da potersi dimenticare i microfoni e di una presenza imponente, era coadiuvato da una chitarra perentoria quanto il fisico.
In chiusura due bis: Ramones e Beatles, perchè Lennon e McCartney fanno comunque parte del corredo genetico di ogni rocker.
Ad un certo punto, verso l’inizio della serata, D’Urso dice agli altri: “Quando vi sembra il momento di fare un po’ di casino entrate pure, quando vi pare”. Accade così che mentre uno suona e canta, gli altri suonano cantano ascoltano partecipano: tutti sul palco. Tutti.
Tutti insieme a lavorare a titolo gratuito per una causa in cui credono.
Tutti insieme, noi e loro, per una manifestazione che ha un senso.
Tutti insieme, noi ad ascoltare e cantare e battere le mani; le istituzioni presenti a
sostenere questo sforzo.
Tutti insieme.
Tutti.
Come dovrebbe essere sempre.

Ruggero Prazio

Share:
  • Facebook
  • Twitter
  • Digg
  • del.icio.us
  • MySpace
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • Print
  • email
  • RSS

About Raph