Intervista a Israel Nash Gripka [Light of day]

Siamo rimasti colpiti dalla tua musica, perchè per noi c’è dentro tutto il rock classico, quello che ascoltiamo da anni.

Grazie mille. Mi piace sentire nella stessa frase le parole “colpiti” e “la mia musica”. Ma sono anche colpito dal fatto che il pubblico mi dia la possibilità di suonare. Quello che voglio è scrivere canzoni in cui si ritrovi una parte di me. Voglio dire, chi sono, quello che ho fatto o che sarò. Sono contento che la gente senta queste cose e sarò più che contento di continuare a suonare per il pubblico.
Ho sentito dire che volevi traslocare in campagna: l’hai già fatto?

Sì, adesso sto in un posto molto fuori mano dalle parti di Austin, Texas. Ho passato nove settimane suonando in Europa, poi, all’inizio di novembre sono tornato. Dopo un paio di giorni per riprendermi, ho cominciato a traslocare e adesso sono un cittadino del Texas. Per arrivare a casa c’è una strada non asfaltata; ho sei ettari di terreno. A confronto con New York è un grosso cambiamento, ma è questo che volevo. Credo che il prossimo disco lo registrerò lì: è il posto giusto.

La tua musica dà l’idea di una stratificazione di influenze: dalle tue origini, all’energia di New York, alle ultime registrazioni in uno studio lontano da tutto.
Crescendo ho vissuto molte esperienze ed è una cosa che sta continuando anche oggi, quindi c’è ancora altro da cui attingere. Dal clima religioso che mi viene dai miei genitori, alla città, alla registrazione di Barn Doors, a q uello che sta succedendo adesso, in Texas: quello che ti circonda influenza la tua musica. Tutti i posti in cui ho vissuto ispirano le mie canzoni. Credo che i pezzi nuovi diventeranno molto più personali, perchè là ci siamo solo io e i coyote. O così o divento matto: in un modo o nell’altro le canzoni vengono fuori.

Ha già suonato con Light of Day? Che cosa ti aspetti?

E’ il mio debutto con loro. Sono stato invitato il mese scorso mentre stavo facendo dei concerti e ho pensato che suonare insieme a dei musicisti splendidi potrebbe essere una grande esperienza, ma anche che era molto importante dare qualcosa e cantare per aiutare la fondazione. Da entrambi i punti di vista è un grande onore e canterò dei pezzi da solo. Senza gruppo, senza chitarra elettrica. Sarà una cosa molto intima e molto speciale.

Che ricordi ha i dell’Italia? Secondo te il pubblico italiano è in qualche modo differente?

L’Italia mi è piaciuta un sacco. E’ ovvio che il cibo e il vino sono ottimi, così come le persiane. E’ già accaduto un bel po’ di volte di svegliarmi tardi perchè le ho chiuse troppo: c’era un buio totale a qualsiasi ora. Credo che il pubblico italiano sia stupendo. Non si fanno problemi a fare un po’ di casino, ad applaudire, a divertirsi. Per quello che mi riguarda la musica si rivolge alle emozioni e gli italiani non hanno paura di farne parte e mostrare le proprie.

Tu hai messo in rilievo l’importanza di immergersi nella musica ed eliminare tutte le distrazioni: ti capita solo quando sei in studio oppure è una cosa che ti succede anche nella vita? Guardando “The making of . . . ” che si trova nel tuo “Live” ;, siamo stato colpiti dall’entusiasmo, qualcosa che ci riporta ai grandi complessi degli anni Sessanta, che vivevano in un mondo tutto loro, influenzati dalle loro radici. Il risultato sarebbe stato molto diverso se tu avessi registrato a New York in uno studio anonimo e super-tecnologico pieno di macchinari.

Hai proprio ragione. Credo che tutto quello di cui hai bisogno sono buone canzoni e buoni musicisti in un buon posto. Io sono fortunato ad avere un buon gruppo, quindi non ci servono macchine costose o uno studio all’avanguardia. Tu servono anima e onestà. E’ semplice. Al centro delle cose per me c’è sempre la musica. Ci sono anche altre cose che ti fanno andare avanti, come la famiglia o i soldi o che so io, ma per me non fanno parte del fare musica. Se tu ci stai attento la musica ti trova. Spero che sia sempre così.

Il produttore di “ Barn doors” è Steve Shelley, il batterista dei Sonic Youth: come vi siete conosciuti? Qual è la sua influenza nel cd? Suonerà con te nei concerti?

Quand’eravamo a New York Steve ha lavorato ad alcuni progetti con il mio tecnico del suono, Ted Young. Ci è sembrato che sarebbe andato benissimo come produttore/batterista; gli ho mandato un messaggio e ne abbiamo parlato un po’ per telefono. Lui era contento di fare qualcosa di nuovo e così abbiamo fatto musica insieme. Come batterista Steve è stato fondamentale per produrre il disco. I suoi ritmi e i contributi nei pezzi hanno davvero cambiato la direzione e li hanno trasformati in qualcosa di nuovo. Sono proprio onorato di conoscere Steve: per me è un amico. Non è stato in grado di suonare dal vivo con noi perchè adesso ha diversi lavori in piedi. Speriamo in un prossimo futuro!

Com’è che sei andato fino in Olanda per trovare una casa discografica? Credi che sarebbe più difficile trovare un’etichetta negli Stati Uniti?

Negli Stati Uniti abbiamo le nostre etichette, la distribuzione, la vendita e tutto. Nel nostro paese già controlliamo questi aspetti. Ma l’Europa è grande e volevamo trovare le persone migliori che si occupassero per conto nostro della musica in Europa.
La CRS segue tutta l’Europa; tutto quello che dobbiamo fare è arrivare e suonare. Non è male.

Come definiresti oggi la situazione negli Stati Uniti per gli artisti emergenti? Sia per quello che riguarda le case discografiche che il pubblico, anche nell’ottica della tua esperienza sui due lati dell’oceano.
Penso che fare il musicista sia sempre difficile ma è bellissimo. Sono sicuro che potresti tirar su pi& ugrave; soldi facendo qualcos’altro, ma per me il ritorno non sono solo i soldi. Gli affari ne fanno sempre parte, ma ormai sono già anni che le infrastrutture stanno scomparendo. E’ diventato un mondo in cui nessuno fa gli interessi dell’artista se non l’artista stesso. Io sono contento, sono felice. Non è sempre facile, ma questo è quello che devo fare.

Non siamo stati in grado di reperire il tuo primo “New York town”: secondo te è molto diverso da Barn Doors? Anche nell’ispirazione e nel suono? Ci è piaciuta in modo particolare “Pray for rain”.  Tra l’altro – a proposito dei cd – non dimenticarti di portarne un po’ (compreso “Working class hero”) da vendere dopo il concerto: qui non si trovano nemmeno in rete.

Grazie per avermelo detto. Dovremo parlare con chi li distribuisce. Vedi, è come ti dicevo: è un affare complicato . . . però puoi star certo che venderemo i dischi, un bel po’ di dischi.

Siamo molto eccitati perchè Springsteen suonerà a Trieste in giugno; si dice che suonerà anche nella data finale del Light of Day a Asbury Park: pensi che potreste suonare insieme? Ti piacerebbe?

Sarei molto contento di suonare con Bruce. Dite a lui e a tutti i suoi che sarebbe una grande idea, per favore. Io ci spero!

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Intervista realizzata da Ruggero Prazio

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