Intervista Riccardo Maffoni [Light of Day]

Tu ovviamente conosci già Trieste, sei già stato da queste parti, quindi hai un buon ricordo di quello che era stato il concerto con Trieste is Rock

Mah, io prima del concerto ero stato una sola volta, subito dopo il Festival di Sanremo, perciò ti parlo del 2006. Era un programma televisivo che era stato fatto in piazza, piazza Unità d’Italia . . .

. . . quella grande, quella sul mare . . .

e già mi ricordo che quella volta lì ero rimasto molto colpito dalla città, perchè non c’ero mai stato e non la conoscevo: mi aveva lasciato una bellissima impressione. E tornarci dopo a suonare quando ci son stato l’anno scorso insieme a voi è stato ancora più bello, perchè sono riuscito a riviverla anche con più tranquillità dopo il concerto. La mattina sono andato in giro con Raphael: è veramente una città stupenda. Son rimasto sorpreso: confesso che non m’aspettavo. Veramente una bellissima città.

Bene, siamo anche noi molto contenti e noi siamo molto fiduciosi per questo concerto del 6 di dicembre. Saremmo ben contenti, se tu ne avessi il tempo, di riportarti in giro, di farti vedere qualche altra parte. Tu comunque conosci Light of Day ma non hai ancora suonato con loro.

Io infatti non ho mai suonato. Lo conosco perchè è un evento che ormai sta raggiungendo veramente dei risultati enormi. Ho avuto la fortuna di assistere l’anno scorso a una data a Lugo. Sono andato a vedere una di queste serate: è stato bellissimo, veramente. Oltre a essere un concerto bellissimo, che dà la possibilità di vedere artisti sullo stesso palco insieme, è anche una manifestazione legata ad uno scopo che è molto importante, perciò è una cosa bellissima, credo. Il fatto di poter partecipare è un onore per me.

Sì, anche noi siamo rimasti molto colpiti, siamo rimasti proprio emozionati da quest’atmosfera con i musicisti.

Forse, non so, in Italia non ho mai assistito ad un concerto con artisti italiani strutturato in questo modo. Il fatto di vederlo per la prima volta durante quella data lì mi ha . . . colpisce molto. C’è, appunto, quest’atmosfera quasi magica, che è bellissimo e quest’anno avrò l’onore e il piacere di poter partecipare a una cosa . . . sono rimastomolto . . . quando mi ha comunicato la notizia Raphael ero veramente contentissimo. L’ho ringraziato a mille perchè è stata una cosa bellissima, poter tornare in questo modo. Veramente, grazie ancora.

Eh sì, anche noi siamo contenti. Poi, tra l’altro, oltre alla qualità della musica e allo scopo dell’evento, i personaggi sono veramente magici. Perchè Joe D’Urso è uno molto simpatico; Willie Nile, l’avrai conosciuto. Io l’ho visto quando son stato negli Stati Uniti in primavera; l’ho visto addirittura due volte, una a Los Angeles e una a New York, ed è veramente un personaggio speciale.

Grandissimo. Grandissimo Willie Nile. Tra l’altro io ho avuto il piacere di poter aprire un concerto, ancora agli inizi, diciamo, era intorno al ‘98, a Chiari . . . è una cittadina qua vicino a Brescia, che organizzava sempre appuntamenti con cantautori americani e avevo aperto una serata dove si esibivano Willie Nile, Joe D’Urso e Graham Parker. Perciò ho anche sempre questo ricordo. Sai i primi concerti, di quando si inizia a suonare . . . le prime volte le vivi sempre col cuore in gola. E allora tutte le volte che sento Willie Nile, lo vedo e ho sempre questo ricordo, con affetto. E questa volta sarò insieme a lui e sarà stupendo.
Assolutamente sì. Allora, nelle poche domande che io volevo ancora farti, ovviamente, io volevo parlare meno di Sanremo e più degli Stati Uniti, come ti potrai immaginare. Quindi tu adesso hai accennato al fatto che avevi aperto per Graham Parker, però tu so che hai una notevole esperienza, perchè hai lavorato con Garland Jeffreys, che poi io avevo visto insieme a Willie Nile in giugno ad un festival a New York. Hai aperto per Alanis Morissette, Van Morrison. Quindi hai una grossa esperienza in questo senso.

Mah, sì. Diciamo che son riuscito . . . io dico sempre “Ho avuto l’onore”, perchè per me trovarmi a suonare sullo stesso palco di questi personaggi è un onore. Perciò ho avuto quest’esperienze indimenticabili: perchè aprire i concerti per Van Morrison, Alanis Morissette, Garland Jeffreys, Willie Nile la prima volta, sono tutte esperienze che ti . . .credo che per un musicista sia molto importante, perchè mi han fatto capire l’importanza del concerto vero, del trovarsi . . . il vero concerto, non quello . . . apro una piccola parentesi: qualsiasi serata da musicista la vivo sempre veramente come la prima volta. Io sono uno di quelli che dice che se non si prova emozione devi, diciamo, lasciar perdere. Però quando ho cominciato a aprire queste serate, questi grossi concerti, mi son trovato di fronte, veramente, una realtà che all’inizio vedevo soltanto da fuori. E il fatto di vederla questa volta, da dentro o sopra il palco, è stato molto importante e molto, molto significativo: ho imparato tantissime cose di questo lavoro e soprattutto anche guardare i concerti, che so, da dietro il palco, vedere gli artisti come si comportano, come si muovono. E’ una cosa dalla quale ne ho tratto un grande insegnamento.

Ecco, magari lasciamo da parte brevemente questa cosa. Tu hai parlato del fatto di porsi come artista, di essere abbastanza attento, di essere molto presente nei concerti: ora so, da quello che ho letto, che tu sei un artista molto esigente, che ci metti moltissimo impegno, molto lavoro, in quello che fai.

Mah, sì, sono molto esigente, soprattutto proprio con me stesso, col lavoro. Credo che fare il musicista è un lavoro come tutti i lavori: è una cosa seria, che bisogna trattare in modo serio e quando si suona davanti un pubblico bisogna avere rispetto sia per il pubblico, ma anche per te stesso e anche per la musica, perchè la musica va rispettata e quindi credo . . . la vivo veramente così. Ho bisogno proprio di viverla in questo modo, di sentire le cose, le emozioni in questo modo, altrimenti . . . io, diciamo, non ho mezze misure: le cose o le sento o non le sento.

Ed è questa attenzione per i particolari, il grande impegno per il lavoro, che ti ha portato ad avere una produzione abbastanza esigua, tutto sommato, perchè non hai prodotto tantissimo.

Infatti. Io ho pubblicato due dischi. Tra l’altro son stati: il primo “Storie di chi vince a metà”, il secondo, ”Ho preso uno spavento”, con la Warner. A marzo, invece, di quest’anno, ho pubblicato un EP di sei pezzi, solo per internet in digital store. Fra l’altro verrà pubblicato a breve in questi giorni, in formato cd, con tre bonus track. E forse questo è un po’ il motivo . . . è il mio modo di lavorare: è un po’ questo. Di metterci tutto me stesso e fino a quando non sono veramente convinto di quello che sto facendo. Magari ha influenzato anche il mio modo di produrre musica.

Certo. Ascolta: questo ultimo EP che tu stai per presentare in cd te lo porterai dietro? Potremo comprarlo a Muggia?

Infatti. Potrete trovarlo a Muggia e la particolarità è che è un cd in inglese. Si intitola “1977”: e sono cover, più due brani miei. Sono nove brani: due miei più sette cover. E’ un po’ . . . così . . . un tributo, chiamiamolo così. Un omaggio alla musica che ho sempre ascoltato e che mi è sempre piaciuta: la musica rock. Infatti ci sono brani di Van Morrison, di Springsteen, dei Rolling Stones, di Sam Cooke.

E quindi è quello che abbiamo ascoltato anche noi, ovviamente: altrimenti non ci troveremmo qui a parlarne. Hai già un’idea di quello che vorresti suonare, dei pezzi che vorresti suonare a Muggia.

Mah, vorrei suonare dei brani da questo EP; oltre alle cover c’è anche un mio inedito e vorrei presentare anche questo inedito. Più brani, comunque, dai miei dischi precedenti: ho voglia di presentarmi con queste canzoni, di riuscire a trasmettere quello che sono, quello che ho fatto. Riassumere, diciamo così, quello che ho fatto fino adesso.

Adesso volevo ritornare, dopo questo piccolo detour, agli artisti che avevi conosciuto. Magari ti ricorderesti anche qualche episodio particolare, qualche cosa di strano, qualche cosa di particolarmente piacevole, dal momento che li hai conosciuti?

Ci sono tante cose, perchè la sensazione che vivevo prima di salire sul palco, quella è indescrivibile. Però legandoci magari, che so, a Willie Nile, ricorderò sempre quando ero arrivato a Chiari, prima del concerto, che eravamo dietro il backstage, dietro al palco. Eravamo lì soli, io e Willie; però non ci eravamo presentati, non c’era nessuno che mi aveva presentato a lui e . . . così . . . un po’ goffamente, mi sono presentato. E quando lui ha capito che . . . cioè io gli ho detto che aprivo la serata, è rimasto sorpreso. E si è presentato proprio in un modo così semplice e umile, che mi ha lasciato a bocca aperta, perchè lo considero un grandissimo personaggio, ma m’ha rivelato di essere anche una bellissima persona. E anche alla fine della serata, mi ricordo che è venuto anche a salutarmi, mi aveva detto: “Good set”, che gli era piaciuto molto il mio set. E questa cosa me la ricordo, anche se sono passati così tanti anni; me la porto dentro.
Sì, in realtà Willie Nile è uno che spinge moltissimo gli altri, che magari tende a mettersi in secondo piano per far valere, per far risaltare il valore degli altri; è vero. Tu avevi fatto anche un piccolo tour negli Stati Uniti.

Infatti: nel giugno dell’anno scorso. Sono stato a suonare in Florida e a New York, anche nel Greenwich Village.

Più esattamente dove hai suonato a New York?

“Banjo Jim’s”. E’ un locale dove fanno musica acustica, musica folk; è un locale molto folk, proprio, nell’East Village.

Ho capito. Tra l’altro anche Jesse Malin ha un club sulla Bowery.

Ah, sì. L’Electric Bowery.

Esattamente. Ovviamente ti chiediamo anche qualche ricordo, qualche impressione, qualche episodio, a proposito di questo tour.

Mah, la cosa bella che m’ha piacevolmente sorpreso e colpito moltissimo è stato il fatto di . . . io mi presento come un cantautore italiano che canta in italiano, oltre a alternarsi a cover. Però i miei pezzi sono in italiano. E la cosa che a me mi ha colpito era il fatto di vedere questa attenzione nel pubblico, sapendo che nessuno capiva quello che stavo dicendo. Ma vedere quest’attenzione verso la mia musica e verso le mie canzoni è stata una cosa bellissima: un’accoglienza che – non è che non m’aspettavo – però m’hasorpreso molto. E anche il fatto di vedere la gente che alla fine della serata veniva a chiedermi: “Cosa voleva dire questa canzone, come mai, perchè?” Son state delle . . . sai, andare a suonare dall’altra parte del mondo, nella terra – tra virgolette – dei mie sogni, dove ho sempre sognato di poter suonare, è stata un’emozione grandissima. Ero veramente al settimo cielo durante questi concerti.

Intervista a cura di Ruggero Prazio

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