Intervista a Eric Sardinas

INTERVISTA CON ERIC SARDINAS prima del concerto triestino.

mercoledì 28 settembre 2011

Hai appena pubblicato un cd, “Sticks & stones”: vuoi parlarcene?

Si; il risultato mi piace, è grezzo come me lo aspettavo. Voglio dire, cerco di catturare l’energia dei concerti dal vivo e di aggiungere il meno possibile. E anche il pubblico lo capisce, che c’è dentro la tradizione ancora intatta.

Quindi suonerete il disco dal vivo al concerto di Trieste.

Suoneremo diversi pezzi dal cd, ma ci sarà anche musica dai lavori precedenti: abbiamo cinque cd da cui scegliere.

Da dove viene il titolo?

E’ legato al fatto che nel corso degli anni abbiamo disseminato delle pietre miliari; tutto qui.

Parliamo di storia: David Edwards (bluesman tradizionale. N.d.T.) è venuto a mancare qualche settimana fa: tu lo hai conosciuto personalmente. Come lo ricordi?

“Honeyboy” non era soltanto l’ultimo tra i musicisti della vecchia generazione: era una persona molto simpatica ed un amico. Vedi, ho molti ricordi di lui ed era senz’altro una persona speciale.

Mi sembra che costituisca il collegamento tra il blues rurale, tipo Robert Johnson, e il presente, che tu rappresenti.

Beh, è così. Cioè, Edwards è importante perchè era l’ultimo di una lunga serie; io tento di mantenere viva quella tradizione.

Come il tatuaggio che hai, “Respect tradition”.

Già.

Però è anche vero che ti piace mescolare i generi.

Si, è vero, ma cerco anche di tornare alle radici ed eliminare il superfluo.

Tra gli altri, hai collaborato anche con Johnny Winter.

Certo. E’ un grande musicista, un chitarrista basilare nella musica rock; vedi, sono contento che abbia ricevuto i riconoscimenti che si merita.

Si dice che tu non sappia scrivere la musica.

Beh, è vero. Riesco a leggerla, ma diciamo che suono a orecchio.

Dev’essere abbastanza complicato.

No, ecco, un po’ alla volta mi ci sono abituato.

Ho letto che le tue origini sono cubane e italiane: noi siamo ovviamente più interessati a quelle italiane.

Sono italiano da parte di madre: la sua famiglia è di Parma.

Quindi molto prosciutto.

Yeah.

Se tu avessi la bacchetta magica con cui realizzare i tuoi desideri, cosa vorresti?

Beh . . . bella domanda . . . non è facile. Forse vorrei che la gente fosse più coinvolta nella musica . . . ecco, vorrei riportare indietro i grandi musicisti del passato.

Noi abbiamo lavorato con Willie Nile e lui ha scritto “House of thousand guitars” che parla di questa idea.

Ecco, è un’idea. Sarebbe stupendo.

intervista realizzata da Ruggero Prazio per Trieste is Rock

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