[RECENSIONE] John Waite + AbbaZabba, 06.05.2011 Teatro Miela

Ci vogliono settimane per mettere insieme uno spettacolo come quello che Trieste is Rock ha organizzato venerdì 6 maggio al Miela, ma alla fine il risultato ripaga ampiamente di tutte le fatiche. John Waite è uno dal grande passato, ma anche uno che ha avuto la determinazione per chiudere le situazioni stantie e ripartire; come un personaggio scomodo, come un “emmerdeur” che fa le cose a modo suo. “Se mi riesce, bene, altrimenti testa contro il muro e vediamo chi la spunta”. E’ uno gentile ma con le idee chiare, uno che chiede le opinioni degli altri (“Cosa dici, questi pezzi li canto senza la seconda chitarra?”) ma poi fa come meglio crede.

Già nell’intervista telefonica che gli avevamo fatto un paio di settimane prima aveva dichiarato il suo amore per il country, qualcosa di abbastanza inusuale in questo paese nel quale nomi come Doc Watson o Wylon Jennings sono al di fuori della portata dei più.

Abbiamo modo di conoscerlo meglio durante l’incontro serale, un “meet & greet” con il pubblico a cui Waite si sottopone di buon grado. Un pubblico, folto, interessato, competente lo subissa di domande a cui John, gentilissimo, risponde con entusiasmo crescente sottolineando ancora il piacere per il ritorno sulle sue radici; come dal country sia passato al rock ‘n’ roll e poi al blues e poi all’hard rock.

E finalmente inizia la serata; platea gremita con nelle prime file fans arrivati da Livorno, da Ferrara, dalla vicina Slovenia per questa sua prima assoluta in Italia.

Apre un bravissimo Abbazabba in duo semiacustico, che contribuisce a scaldare il pubblico con i pezzi del suo album “The Alphabet”. Atmosfere rarefatte, coinvolgenti ed una splendida voce che emoziona…. Sonorità che evocano il miglior Dave Matthews, Gomez …Jeff Buckley…  Con una mezz’ora di ottima musica, da applausi a scena aperta, Abbazabba costituisce l’inizio di una serata eccellente.

Finalmente arriva il concerto di Waite; uno spettacolo tirato, decisamente coinvolgente, con una vena di blues che fa capolino sotto la quintalata di rock. La voce di Waite è splendida; una voce avvolgente, matura, vissuta, “worn out” come un vestito consumato ma in cui ci si sente bene. Per 90 minuti esatti oscilla tra una musica più suadente e quella più sparata, tra le ballate e le chitarre distorte, deciso a stendere il pubblico, che a sua volta non si tira indietro e canta assieme a lui sia i classici di una carriera trentennale sia i pezzi dell’ultimo album “Rough & Tumble”.

Ben coadiuvato dal batterista, preciso quanto deciso, da Tim Hogan al basso e da uno stupefacente Kyle Cook alla Les Paul, stupefacente non è il termine appropriato per chi con un gruppo collaterale (Matchbox 20) ha già venduto 44 milioni di dischi (!!!). Cook è attivo su tutti i fronti, dalla ritmica alla solista, dai riff che uno si porta a casa e canticchia per qualche settimana, ai larsen in stile hendrixiano. Davvero un musicista completo, precisissimo e pieno di inventiva.

Nel dopo concerto i fan, quelli di Trieste ma anche quelli venuti da fuori, non lo lasciano andare: c’è spazio per le foto, gli abbracci, il coro di “When I see you smile” cantata a cappella da John assieme al pubblico al bar; autografi e scambi di opinioni. Ma il load out ci aspetta e bisogna sgombrare palco e teatro.

Però l’evento non finisce qui: ricomincia la mattina dopo. Colazione tardi, a “tazzullela’ e cafè” e poi via verso le “alte”. Arriviamo all’osmiza di Piscianzi con un tempo stupendo: certo non è stato facile per Trieste is Rock ottenere questa situazione meteorologica perfetta, ma per noi niente è impossibile! D’altra parte la veduta della città dall’alto, il golfo visto dalle terrazze di “Ferluga”, immersi nel verde primaverile, non sarebbero stati gli stessi in una giornata piovosa.

Gabriella trova una chitarra per Kyle e lì, a cantare tutti insieme i classici di Willie Nelson, piluccando pancetta e terrano “domaci”del signor Silvano, senza contare le grappe al mirto. For your eyes only.

Più tardi, ormai satolli, non ci si può esimere da un giretto nel centro della città, invaso dal popolo della Bavisela, un po’ di Teatro Romano, un po’ di Piazza Unità e Borgo Teresiano, per far assaporare agli anglosassoni “the good life” e si finisce a tirar tardi tra pub e fuochi artificiali; i nostri ospiti, sempre più entusiasti, confessano di non aver mai trascorso un day off così appagante….

La domenica, di primo pomeriggio, gli accompagniamo all’aeroporto…alla fine – non occorre dirlo – se ne partono per Londra completamente soddisfatti ed innamorati di Trieste.

Una volta di più, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a far conoscere la nostra città ad artisti che finiscono per lasciarla a malincuore, con la sincera promessa che Trieste resta davvero un posto eccezionale, da rivedere!.


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