JESSE MALIN&ST.MARKS SOCIAL + wild ones, 07 Aprile 2011, Etnoblog

Dopo più di un mese di preparazione finalmente ci siamo!

Dopo comunicati stampa, affissioni, volantinaggi, speciali radiofonici ed altrettanto oscuro lavoro nelle retrovie tutto è pronto nei minimi dettagli, e quando diciamo dettagli, intendiamo davvero anche i particolari apparentemente più insignificanti, ma che sommati tra loro comportano un impegno di circa dieci persone il cui tempo libero viene dedicato interamente alla causa del rock a Trieste!

E nello stesso giorno del concerto, come se non bastasse, abbiamo voluto esagerare: nel pomeriggio, grazie alla disponibilità del Knulp, in poco più di un ora, nel tardo pomeriggio, siamo riusciti a concentrare la presentazione del concerto; la presentazione di un libro; l’apparizione eterea di Dorina per una mini esibizione voce e chitarra e soprattutto l’attesa intervista a Jesse Malin appena arrivato in città.

Un mix davvero interessante per coinvolgere piacevolmente tutti i presenti che hanno riempito la saletta conferenze del Knulp.

Abbiamo infatti proposto a Fabio Gemmi, l’autore di un libro dal titolo quanto mai esplicativo: “Io sono Springsteeniano”, di toccare anche Trieste in questo suo tour di presentazione in giro per l’Italia; il fatto poi che lui fosse un estimatore di Jesse Malin ha reso tutto più facile.

La nostra iniziativa è stata apprezata ancor di più considerato che i proventi delle vendite del libro verranno devolute interamente in beneficienza all’Associazione “Aiutare i Bambini” (www.aiutareibambini.it).

In apertura il nostro Daniele Benvenuti ha intervistato anche Viktor Jerman, il bassista dei giovanissimi Wild Ones, il gruppo glam-hard rock che aprirà la serata a Jesse.

Subito dopo, trafelata come sempre, è apparsa Dorina ed assieme al fido Andrea “Toio” Vittori ci ha proposto la sua stupenda versione di uno dei pezzi più belli del Boss, quella “Land Of Hopes And Dreams” già ascoltata al Light Of Day di Muggia del dicembre scorso. Brava, sincera e simpaticissima, è davvero una dei nostri!

Nel frattempo è arrivato in sala Jesse Malin che ha accettato gentilmente di interrompere il sound check appena iniziato per partecipare all’incontro.

In un quarto d’ora ci ha raccontato tutti i retroscena sulla sua amicizia e sulle sue collaborazioni con Springsteen condendo il tutto con spiritose imitazioni e citazioni… d’altra parte non avrebbe potuto sottrarsi a questa domanda visto il tema dell’incontro!

Alla fine il buon Fabio Gemmi, in arte “il Konte” ha cercato di spiegare ai non adepti (si, avete letto bene, proprio adepti!) cosa significhi essere “Springsteeniani”…. Anche se almeno metà del pubblico presente non ne aveva assolutamente bisogno! Con una buona dose di spiritosa autoironia ha comunque confermato l’universalità e l’importanza del messaggio di coraggio e speranza contenuto nei testi del rocker del New Jersey e di come questo sia arrivato a segno anche nella periferia degradata della sua Milano, quella che non è mai stata “da bere”…

Ed arriviamo al concerto: L’Etnoblog ha iniziato lentamente ad affollarsi quando alle 21 passate da poco i triestini Wild Ones hanno aperto la serata con il loro set di glam-hard rock: fuseaux leopardati, capelli lunghi cotonati e tantissima grinta a tutto volume; quasi un omaggio gli esordi giovanili della carriera di Jesse iniziata in una New York in piena era post punk negli anni ’80 con i D-Generation.

Bravissimo  Martin Favento, axeman giovanissimo, che a tratti ci ha ricordato le progressioni micidiali di Eddie Van Halen!

E finalmente alle 22 in punto sono saliti sul palco Jesse Malin ed i suoi St. Marks Social; ci tenevamo moltissimo a portare a Trieste questo artista  visto più volte in giro per l‘Italia e negli States; ne conoscevamo il valore e siamo stati ripagati alla grande!

Sono state quasi due ore di essenza del rock: gioia, emozioni, coinvolgimento, energia e sudore.

Jesse ha fatto subito capire che sarebbe stata una serata particolare per i rockers triestini: per prima cosa è sceso dal palco ed ha spostato di persona le già esili transenne così ci siamo trovati subito accalcati sotto al palco a contatto con la band che ha iniziato a macinare duro.

I St. Marks Social  sono quattro musicisti ormai rodati da decine e decine di serate come questa, si trovano ad occhi chiusi e seguono il loro “boss” dandoci dentro a tutta birra.

Todd “Youth” Schofield l’ascetico ed imperturbabile chitarrista è con Jesse dai tempi dei D-Generation, sembra un personaggio uscito da un noir dei fratelli Coen; John Martin, il bassista, è semplicemente spettacolare, emulo di Dee Dee Ramone in tutto e per tutto; William “Ty” Smith alla batteria sembra un ragazzino appena uscito dal college ma non perde un colpo ed alla fine ne uscirà completamente fradicio, mentre Derek Cruz è il jolly della band, si divide tra tastiera e percussioni e accompagna alla voce il nostro Jesse.

Lui è un rocker di razza, sa come infiammare il pubblico sia quando imbraccia l’acustica sia quando maltratta l’ormai celebre Les Paul nera griffata P.M.A. (Positive Mental Attitude… è il suo motto…ed a questo punto, anche nostro!)

Già dopo due o tre brani gronda sudore come una fontana e visto che per noi rockers della prima fila il sudore è un elemento imprescindibile per la buona riuscita di un concerto ci uniamo a lui da subito, saltando, spellandoci le mani e cantando a pieni polmoni.

Parte con pezzi come “Queen Of The Underworld”, “Hotel Columbia” , l’immancabile “Wendy”, la struggente “Bastards Of Young” dei Replacements e l’inno dei D-Generation “Modern World”, poi “Ridin On A Subway” e poi ancora arrivano a briglia sciolta i pezzi dell’ultimo album “Love It To Life”: l’hit single “Burning The Bowery”, “Disco Ghetto”, “Black Boombox” fino alla devastante “All The Way From Moscow” con la frase “you won’t get your money back, kid” urlata a squarciagola assieme a Todd, roba da far venir giù l’Etnoblog!

Non pago, Jesse ormai fradicio scende dal palco e grazie ad oltre 20m di cavo microfonico arriva fino al bancone del bar dalla parte opposta del locale, ci si arrampica sopra tra la sorpresa delle ragazze del bar non avvezze a queste performance da club newyorkese ed è qui che inizia il momento più coinvolgente dello spettacolo: con la band che suona in sottofondo inizia a presentare i suoi compagni: per farlo  ritorna al centro della sala, si siede a terra, noi ci sediamo tutti attorno a lui ed in questa atmosfera di complicità parte a raccontare con humor ed un enorme  simpatia di come ha conosciuto i ragazzi, prendendoli in giro per i loro vizi e stravizi con tanto di spassosissime imitazioni. Ormai ci ha letteralmente conquistati  e quando Derek attacca al piano la struggente “Broken Radio”, dedicata da Jesse alla madre scomparsa molti anni fa, siamo tutti spiaccicati sotto il palco ad emozionarci con lui.

Il bis non può risolversi con un solo pezzo e Jesse ce ne regala un’altra trascinante manciata con una festaiola “Hungry Heart”, un omaggio al Boss tratto da “On Your Sleeve” l’album delle sue cover preferite e soprattutto con una devastante ed inaspettata lennoniana “Instant Karma” di rara violenza cantata a squarciagola da tutto ‘Etnoblog. Si congeda con una acustica ed emozionante “Helpless” che ci stende definitivamente!

La serata prosegue a tutto volume grazie ad il breve ma intenso punk dj set di Marco Bellini, nostro gradito ospite, mentre Jesse seppur stremato firma cd e si sottopone di buon grado all’immancabile raffica di foto ricordo.

I sinceri complimenti che riceviamo ci ripagano dell’impegno profuso in giorni e giorni di oscuro lavoro…rimane soltanto il rammarico di non essere riusciti a portare al concerto un pubblico più numeroso; centocinquanta circa i presenti, alcuni arrivati dal Friuli e persino dall’Emilia Romagna (Martina sei super) e dalla Lombardia (Martino sei grande!) sono senz’altro un buon numero anche se un concerto di questo livello avrebbe meritato un affluenza ben superiore.

Ma noi non demordiamo, in fondo siamo qui per questo!

Trieste Rock is the best, f*** the rest!

Thanks Jesse!

Ps: un grazie di cuore a Paride e ad Antonio per la passione che ci mettono, alla prossima!

(foto di Birri G.; Pizzioli M.; MaxTs)

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